martedì 27 luglio 2010

CONSAPEVOLEZZA


Cognizione, coscienza, consapevolezza.
Che cosa significa consapevolezza?

Me lo ripeto da un po', nei miei viaggi per la città, mentre cammino e mi chiedo di cosa io sia consapevole.

Il mio nome, la mia età...

Consapevole di chi siamo, di cosa vogliamo.
Soprattutto consapevole di ciò che gli altri vedono in noi e ciò che vogliamo mostrare a loro.

La consapevolezza è la profonda conoscenza di noi stessi, atta a renderci forti e "consapevoli" in ogni come e dove.
La consapevolezza è un'arma, di difesa e attacco.
La consapevolezza è la bellezza specchiata negli occhi di chi ci guarda.
Così come la contessa Matilde Juva Branca sapeva di essere ammirata, le sere al Teatro alla Scala, o davanti a Rossini o Liszt.

Consapevolezza è il messaggio di Francesco Hayez, che fa di questo ritratto lo specchio della sua cognizione.

“spesso nel vagheggiar la peregrina

beltà delle tue forme in cor volgea:

perché si frale dalla man divina

uscir questa gentile opra dovea?

Perché Dio non concesse adamantina

Tempra del Bello all’incarnata idea,

o, come in ciel gli Eletti, alla rapina

del tempo struggitor non la togliea?

Così nel mio pensier. Ma quando impressa

Qui per arte stupenda io ti mirai,

quasi da fonte o da cristal riflessa:

gli anni, io proruppi, che non posan mai,

per te chiusero alfin l’ala indefessa.

Angelica beltà, qui non morrai.”


andrea maffei




venerdì 16 luglio 2010

Sorde parole del popolo


Torno a scrivere dopo mesi di assenza e scelgo un'opera entrata un po' in quella categoria che io chiamo "magneti da frigorifero".
"Ma è l'orginale?"
"ma è sempre stata qui?"

Questo mi chiedono i visitatori davanti al "Quarto Stato" di Giuseppe Pellizza da Volpedo.
Si trova alla Galleria d'Arte Moderna di Milano dagli anni Ottanta e sì, è l'orginale, che costò all'artista anni di preparazioni, tra cui "Fiumana", conservata a Brera.

Ogni opera d'arte vive due storie:da idea a realtà sulla tela; poi quella che la porta a noi, il luogo, il come e il perchè.

Due storie che l'accompagnano sempre e che, per opere come il "Quarto Stato" diventano fondamentali.

Dal 1901 a oggi, quest'opera passò dalle sale del Castello Sforzesco ai depositi perchè ritenuta dal fascismo, opera contaria al regime, riscoperta e poi esibita successivamnete negli anni Cinquanta presso Palazzo Marino proprio per il suo messaggio "socialista- poplare".

Negli anni Ottanta si tornò a pensarla opera divisionista fino a novembre 2010 quando potremo ammirarla al tanto atteso Museo del 900 a Milano, per divenatre il gadjet perfetto.

Avevano ragione i fascisti a temerla, e il sindaco Ferrari a volerla esporre a Palzzo Marino, ed oggi al Museo del 900?

Posso raccontarvi il divisonismo, chi era Pellizza, ma so che davanti a questo quadro ogni parola è come disturbata da questo "fiume" di uomini, le loro sorde parole che noi possiamo sentire e immaginare, nei loro volti, nei loro gesti, nello spazio individuale che Pellizza, da bravo regsita ha creato ad ognuno di loro.
E così rimaniamo senza parole ad ascoltarli.


"La pittura non è fatta per decorare gli appartamenti.
E' uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il nemico"
Pablo Picasso

martedì 29 dicembre 2009

2010



"Sturm und Drang" predicavano i romantici tedeschi.
"Tempesta e Impeto".

Tempeste di parole, diluvi di immagini, alluvioni di tragedie e tornadi di falsità e ipocrisie, cadono incessanti nelle nostre vite.
L'impeto è la volontà di rialzarsi, di reagire a questa tempesta con un'energia pari e contraria.
Una forza romantica, è vero, poichè carica di quei sentimenti che rendono l'uomo un essere speciale ed unico.

Ripensare all'anno passato è come trovarmi su quella rupe.
Una nebbia fitta degli eventi, mescola in sè persone e cose legate al passato, ma ecco affiorare vittorioso il presente.

In salvo su questa rupe lo posso contemplare, pronta e in attesa del nuovo.
A tutte le nuove tempeste del futuro.

Il mio sia un augurio per un 2010 d'impeto.

"Immensità s'annega al pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare"
G. Leopardi

domenica 29 novembre 2009

El sueño de la razón produce monstruos


Goya 1797.

Nulla potrei aggiungere a questo piccolo capolavoro. Un altro artista "contemporaneo" che ancora oggi sintetizza un tempo, un epoca.
Importante è il suo senso, il suo titolo.

Noi, 2009
A testimonianza della forza eterna dell'arte poco servono le mie parole, critiche, descrizioni e retoriche.
Dobbiamo chiederci quale il nostro tempo, la nostra epoca,quali i nostri mostri.

Buon risveglio a tutti!

lunedì 16 novembre 2009

IL SENSO DEL NON SENSO, HA MOLTO SENSO


"Ma non ha senso!" oppure "Non mi dirai che è arte?"
Ebbene un senso ce l'ha ed è anche un'opera d'arte.
Prima di tutto chiedetevi cosa per voi "ha senso".
Fatto?!?
Ora provate a pensare quello che per voi "non ha senso".
Ok?!?
La vostra interpretazione di senso non coincide per forza con la mia, potrà magari coincidere con quella di un amico, oppure no.

Nell'arte non può esistere un senso. L'arte è un insieme di troppe cose per potersi permettere definizioni univoche e totalizzanti.
E così rispondo alla seconda domanda.
Anche questa è arte.
Con alcuni di voi potrò litigare all'infinito, ma sento di avere ragione.

Marcel Duchamp, l'artista dell'opera qui sopra, Fontana del 1917, è il più grande artista del Novencento. Invece di prendere la strada della facile fruzione passiva e emozionale dell'arte canonica, preferisce provocarci, svegliarci dal torpore delle nostre menti assopite dalle solite cose.
Ci sveglia con i suoi Ready Made, ci mostra che l' arte può essere in tutto, anche in un orinatoio.
L'artista non è necessariamnete colui che crea.

Così Duchamp ci frega tutti.
I critici che lo considerano un genio e i poveri spettatori che si trovano spaesati oppure indignati.
E che volesse prendersi gioco di noi?

Oggi ho visto le cose da un altro punto di vista ed ho pensato a Duchamp, da cui di certo si può imparare il senso del non senso, e viceversa.
"Il grande nemico dell'arte è il buon gusto" diceva e così vi saluto, augurandovi la scoperta del "non senso" meraviglioso che ci circonda.

domenica 8 novembre 2009

ARTE E SPIRITO DEL MONDO


Parlare di lui, Wassily Kandininsky, è per me raccontare di una bambina, che a pochi anni ascoltava racconti appasionanti su artisti, musicisti. Anche lei, come Wassily ben presto capì che la musica è davvero l'arte perfetta, a cui tutte le altre arti aspirano. Senza parole, senza immagini, è possibile evocare il tutto.
E cosa rimane da fare ad un pittore?
Prendere tutti i colori, usarli come strumenti orchestarli.
Comporre una musica da vedere.
Dirigere le forme, affinchè comunichino tra loro, ma sopratutto parlino a noi, spettatori di questa strana ed insolita Sinfonia.

Oggi guardo Kandinsky, con il cuore un po'più stanco, la mente gonfia e satura di immagini, nozioni.
Ma quella bambina sorride e dimentica per un istante tutto quello che oggi dovrebbe sapere e dovrebbe guardare.
Rimane immobile a fissare.
Smetto di respirare per sentire il suono sottile di quel giallo, la voce grave del viola, l'urlo straziante dell'azzurro.
In quel concerto è racchiuso lo spirito del mondo, tante forme e colori diversi, mescolati ed uniti, a formare una meravigliosa melodia.
Poco importa essere un cerchio, un quadrato, un punto.
Ogni cosa è al suo posto.
Contrasti e contraddizioni, questa è da sempre la nostra armonia.

domenica 1 novembre 2009

EQUILIBRIO PRECARIO STABILE



Non voglio scrivervi di Calder, della sua vita, opere ed arte.
In questi giorni tanto si parla di lui, grazie alla mostra a Roma, che ben illustra il percorso di questo grande artista.
Parlerò dei "fatti" che oggi, ieri mi hanno portato a Calder. "Che coincidenza!!!" direte voi. Eh sì l'arte è così, risposta e interprete di tutto ciò che ci circonda e accade.
Non saprei neanche spiegare queste sculture leggere che fluttuano nell'aria in equilibiro stabile ma allo stesso tempo precario.
Un ossimoro, questo, che mi viene spontaneo, perchè lo sento vicino e personale.
Quanti vivono in questo stato?

Le guardo e mi sento a casa. La casa del mio essere.
Ci chiediamo se qualcosa potrà mai far cadere quei pendenti, se quei fili sottili prima o poi cederanno al peso della gravità... ma intanto rimangono lì.
Equilibrio oscillante tra stabilità e precarietà, un po' come la nostra vita.
Mi piace guardarle in silenzio e provo uno strano senso di pace.
Lottano per non cadere, con eleganza e bellezza, esattamente come noi, che risultiamo meravigliose opere di Calder.