
Parlare di lui, Wassily Kandininsky, è per me raccontare di una bambina, che a pochi anni ascoltava racconti appasionanti su artisti, musicisti. Anche lei, come Wassily ben presto capì che la musica è davvero l'arte perfetta, a cui tutte le altre arti aspirano. Senza parole, senza immagini, è possibile evocare il tutto.
E cosa rimane da fare ad un pittore?
Prendere tutti i colori, usarli come strumenti orchestarli.
Comporre una musica da vedere.
Dirigere le forme, affinchè comunichino tra loro, ma sopratutto parlino a noi, spettatori di questa strana ed insolita Sinfonia.
Oggi guardo Kandinsky, con il cuore un po'più stanco, la mente gonfia e satura di immagini, nozioni.
Ma quella bambina sorride e dimentica per un istante tutto quello che oggi dovrebbe sapere e dovrebbe guardare.
Rimane immobile a fissare.
Smetto di respirare per sentire il suono sottile di quel giallo, la voce grave del viola, l'urlo straziante dell'azzurro.
In quel concerto è racchiuso lo spirito del mondo, tante forme e colori diversi, mescolati ed uniti, a formare una meravigliosa melodia.
Poco importa essere un cerchio, un quadrato, un punto.
Ogni cosa è al suo posto.
Contrasti e contraddizioni, questa è da sempre la nostra armonia.